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VENETO OVEST

Il "giallo" sul futuro dei ristoratori veneti

L'appello di Mirco Froncolati, Portavoce Horeca CNA: «Guardia alta contro nuove strette per il settore»

November 5, 2020

Si era proposto come voce fuori dal coro già dopo il Dpcm del 24 ottobre, che aveva sancito una prima stretta sugli orari locali di bar e ristoranti. E adesso che il Governo ha emanato nuove restrizioni, con l’ombra della chiusura completa per le attività aperte al pubblico in caso di peggioramento dei dati, Mirco Froncolati, Portavoce Horeca CNA Veneto Ovest, non è affatto sorpreso.


Mirco Froncolati, Portavoce Horeca CNA Veneto


«Rispetto i tantissimi colleghi che sono scesi in piazza in questi giorni, e da esercente ne condivido in pieno le motivazioni. Ma allo stesso tempo sapevo che non ci sarebbe mai stata una marcia indietro da parte del Governo, anzi. L’andamento dell’epidemia ha determinato l’adozione di queste misure più stringenti che impongono di tenere la guardia ancora più alta, ed è già un bene che sia stata accolta la richiesta di CNA di definire una scala di rischio su base regionale e non nazionale, senza penalizzare quindi le attività dei territori meno oppressi dall’emergenza».



Veneto zona gialla, evitare peggioramenti


«Il Veneto è in zona gialla? Non commettiamo l’errore di considerarlo un via libera, come ha ricordato anche Zaia: dobbiamo tutti sforzarci di fare la nostra parte affinché non si registrino peggioramenti, perché la minaccia della chiusura completa è dietro l’angolo. Poi va detta un’altra cosa: il fatto che qui le cose vadano un po’ meno peggio che altrove è una buona notizia dal punto di vista sanitario, ma non cambia la sostanza dello scenario economico per la nostra categoria. La verità è che per quanto possiamo adeguarci ad asporto e delivery, o rendere ancora più sicuri i nostri locali, sono le istituzioni ad avere ancora in mano il nostro destino, e ci possono salvare solo con un piano d’azione strutturato per la categoria, e aiuti parametrati già oggi su ogni possibile scenario di sviluppo dell’emergenza».




Non solo sostegno durante la chiusura


«Come CNA stiamo chiedendo in queste ore l’estensione del Decreto Ristori alle tante categorie attualmente non incluse, e questo è già un primo passo. Ma resta una misura di sostegno “una tantum”, quando invece servono soluzioni strutturali come il prolungamento della cassa integrazione per i dipendenti e una riduzione del carico fiscale per tutto il 2021. Qui il problema infatti non è solo resistere alla chiusura, è anche pensare a un riavvio che non sarà automatico e indolore nemmeno a emergenza superata. In merito alla suddivisione in zone come detto considero già un successo che sia stata valutata una scala di rischio localizzata e non nazionale come all’inizio dell’emergenza. Una proposta migliorativa potrebbe considerare anche l’indice di contagio delle singole province, come elemento per agevolare la ripresa dei singoli territori dove il rischio è minore».


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