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Dal 15 luglio entra in vigore la riforma del codice della Crisi d’impresa

Entra in vigore l’obbligo per le aziende di utilizzare gli indicatori di prestazione. Indicatori qualitativi o quantitativi che misurano i risultati aziendali conseguiti.

May 30, 2022
Pietro BiancoResponsabile Area Societario e Tributario

Il 15 luglio entrerà definitivamente in vigore il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, una riforma con importanti novità per le imprese italiane: in primis le aziende dovranno utilizzare i KPI qualitativi (Key Performance Indicators, Indicatori di Prestazione Chiave). Ovvero gli indicatori qualitativi o quantitativi che misurano i risultati aziendali conseguiti.

Per andare più nel concreto possiamo ipotizzare di avere come KPI il conseguimento di una determinata quota di mercato, o ancora, il raggiungimento di un certo standard qualitativo. 

 

Per analizzare al meglio questi standard è richiesto un monitoraggio rapido e continuo il cui adempimento non è più facoltativo, ma diventa un obbligo di legge per la generalità delle imprese.

 

Entrerà difatti in vigore tutta la riforma della Crisi e l'obbligo dell'allerta precoce per le imprese sane ed in particolare l'art. 3 comma 3 lettera c).

 

Proprio per ottemperare a questo obbligo le aziende dovranno dotarsi di uno strumento che assicura un monitoraggio rapido e continuo usando KPI qualitativi così come disposto dalla normativa.

 

Lo schema che prevedrà la nuova legge specifica quali sono gli strumenti che l’imprenditore deve utilizzare per rilevare tempestivamente

 

Lo schema di legge del nuovo Codice della Crisi d’Impresa specifica quali sono gli strumenti che l’imprenditore deve utilizzare per rilevare tempestivamente l’esistenza dello stato di crisi o di insolvenza.


In particolare, l’imprenditore deve:


  1. Rilevare gli eventuali squilibri di carattere patrimoniale o economico-finanziario
  2. Verificare la non sostenibilità dei debiti e l’assenza di prospettive di continuità aziendale per i 12 mesi successivi e i segnali di allarme identificati dall’art. 3 comma 4 del nuovo Codice della Crisi di Impresa; 
  3. Ricavare le informazioni necessarie per effettuare il test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento, ecco la lista:



Un'altra importante novità è l’introduzione di un cambio di approccio al fenomeno del fallimento: infatti, oggi vi è la considerazione della crisi come un fenomeno fisiologico della vita dell’impresa.


Con il nuovo codice, invece, viene eliminato ogni riferimento al termine ‘‘fallimento’’ - sostituito con l’espressione “liquidazione giudiziale” - e con esso ogni connotazione di discredito personale e morale dell’imprenditore insolvente.


Nella nuova normativa non è più centrale l’imprenditore coinvolto nella crisi, bensì l’azienda e il tentativo di conservazione della stessa.

In quest'ottica, l'art. 2 del D.Lgs. n. 14/2019 definisce la "crisi" come lo "stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l'insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate". A differenza dell'insolvenza, questa fase non è vista come irreversibile bensì come un periodo di difficoltà momentanea e, pertanto, superabile attraverso una serie di interventi interni all’impresa stessa.

 

Una riforma, questa, con una visione che potremmo definire conservativa delle imprese, volta a contenere il più possibile i rischi di chiusura. In questo processo, un ruolo chiave è riservato al monitoraggio costante degli indicatori di crisi, con particolare riguardo alla sostenibilità degli oneri dell’indebitamento attraverso i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. La crisi di liquidità, infatti, è un tema centrale per tutte le imprese, che si è reso ancora più evidente e quanto mai pesante con la pandemia da Covid-19, che ha messo in luce la vulnerabilità del sistema imprenditoriale rispetto agli eventi imprevisti ed imprevedibili.

 

Le imprese, nella vigenza del nuovo Codice della crisi, saranno portate a trasformare questa criticità in un’occasione per adottare strategie più mirate alla gestione del cash flow e, soprattutto, per implementare nuovi strumenti di monitoraggio. Come accennato, questo significa che la funzione amministrativa e di controllo diviene a tutti gli effetti, ancora una volta, strategica, al pari o addirittura in modo maggiore di altre funzioni aziendali: per questo motivo la stessa andrà correttamente supportata e sostenuta con gli investimenti necessari.

 

Pietro BiancoResponsabile Area Societario e Tributario

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